Torre Sacchella a Novi di Modena Dci-MO038

Riporto un articolo con foto d'epoca dalla Rivista "Il Nuovo Macaone" per gentile concessione del Gruppo Storico Novese.

MONUMENTI DI NOVI: TORRE DELLA SACCHELLA"

In questo numero del giornale, proponiamo un lavoro del dott. Alfonso Garuti dedicato alla Torre Sacchella, pubblicato anonimo (per un disguido) nel luglio del 1981 su "Al Filoss". L'articolo termina segnalando da un lato l'importanza architettonica del monumento, uno dei pochi esistenti in Comune di Novi, dall'altro il problema della sua conservazione, dato lo stato di abbandono in cui già allora versava. Quest'ultima affermazione era quanto mai pertinente e, purtroppo, appare ancora attualissima: verso la fine del mese di Novembre del 1984, infatti il tetto della Torre è crollato ed a tutt'oggi nulla è stato fatto per evitare maggiori danni e ripristinare le parti rovinate. Si vuole perciò richiamare anche in questa sede l'attenzione sulla torre della Sacchella, convinti che, nonostante siano trascorsi tanti anni senza riuscire ad arrestarne il progressivo degrado, non si debba desistere dal cercare di salvarla dalla completa distruzione.

"La torre della "Sacchella" si scorge facilmente da lontano perfettamente inserita nell'ampio orizzonte dei paesaggio vallivo, circondata dalle distese aperte dei campi e dei canali e denota anche oggi la sua antica e originaria funzione di avvistamento e difesa.

Torre Sacchella; quando si presentava ancora con il suo tetto.

La "Valle di Gruppo" o di "Groppo" come è chiamata negli antichi documenti, era l'estremo lembo territoriale del Principato di Carpi governato dalla famiglia Pio di Savoia che possedeva come beni allodiali (cioè di stretta pertinenza familiare) amplissime proprietà terriere poste nel castello di Novi. La gestione di questo vasto latifondo agricolo è già documentata nel 1466 in un fascicolo contenente la registrazione delle rendite e degli affitti di Novi che è conservata presso l'Archivio Pio di Carpi. Nello stesso Archivio sono vari rogiti notarili che testimoniano la disponibilità della famiglia alla gestione di questi beni intesi come riserva per cessioni e donativi fatti a persone loro fedeli.

Uno stralcio notevole si ebbe nel 1492 quando Alberto III Pio e lo zio Marco assegnarono ben 500 biolche di terreno a Camilla Pio come costituzione di beneficio per l'erigendo Monastero di Clarisse che la pia dama stava costruendo in Carpi. Questa possessione detta poi "Ceccona" resterà al Monastero fino alla sua soppressione avvenuta al tempo della Repubblica Cisalpina e figura ben delineata in cabrei settecenteschi proprio a ridosso dell'appezzamento dove sorge la torre della "Sacchella" compresa tra il canale Fossetta e la Papacina.

Con la permuta della metà del dominio di Carpi avvenuta nel 1499 da parte di Giberto Pio al duca di Ferrara anche i beni allodiali passarono all'estense. La precisazione di confini e pertinenze, dopo questa divisione, fra Alberto Pio e Alfonso d'Este, proprio nei beni della Valle di Gruppo furono oggetto di ripetute liti, fino a che, con la definitiva perdita dello stato carpigiano da parte di Alberto, il duca di Ferrara resterà il solo padrone di ogni proprietà anche allodiale. Le terre di Gruppo, la corte del Palazzo delle Lame (dove avvenne per inciso la preparazione della congiura di Giulio e Ferrante d'Este contro il fratello Alfonso nel 1505) figureranno ancora nel secolo XVIII di pertinenza alla Camera Ducale di Modena.

Questa esposizione di pochi dati sul territorio novese può essere un riferimento per una ricerca storica da effettuarsi negli Archivi carpígiani e che può interessare l'analisi dei rapporti patrimoniali e delle conduzioni agricole di queste località.

La torre fu costruita con ogni probabilità dai Pio nella seconda metà del sec. XV in posizione strategica a guardia del confine con lo stato estense e il ducato di Mirandola con esclusiva funzione di avvistamento e difesa.

Altre ancora ne sorgono nel territorio carpigiano. E' sufficiente ricordare l'analoga detta ora "Stoffa" che venne eretta nell'estremità opposta a sud, verso il confine con il modenese e che ha chiari riferimenti anche architettonici con la nostra.

Un elemento prezioso che può servire da datazione è costituito dalla banderuola in ferro battuto già nel pinnacolo terminale del tetto recante la data del 1474. Ora è custodita da chi abita nella masseria attigua.

Torre Sacchella. Nel 1984 il tetto crollò e nulla da allora è stato fatto per il suo recupero.

Non è noto allo stato attuale delle conoscenze storiche ed archivistiche quando diventò proprietà della famiglia Sacchelli di Carpi che le diede il nome che tutt'ora conserva.

In ogni modo nel sec. XVIII la proprietà e la denominazione usuale erano già consolidate: con tale nome figura nella mappa del territorio di Novi eseguita nel 1771 da Don Natale Marri ed in cabreo con bella precisa raffigurazione della campagna circostante delineato nel 1774 da Andrea Losi per illustrare una relazione tecnica in seguito a divergenze su pretese e diritti di passaggio della possessione chiamata i prati del Feniletto.

La torre è una bella costruzione in cotto dall'accurata muratura che ha tonalità rossastre. Ha pianta quadrata con zoccolo a scarpa, le finestre attuali assai ampie sono di esecuzione posteriore, mentre ne restano di originali disposte in angolo ad illuminare il vano scala, di breve apertura rettangolare. Il cornicione a grossi elementi a dado cui è sottoposto un breve fascione di cornici modanate evidentemente è di rifacimento cinquecentesco. Sul tetto a quattro falde si eleva un pinnacolo quadrato che sosteneva la banderuola in ferro battuto già ricordata.

Lo stato di conservazione non è dei più ottimali, decenni di mancata manutenzione hanno provocato ed accelerato danni al cornicione parzialmente crollato negli angoli, fatiscente è pure il tetto privo di infissi e di finestre, gravi alterazioni sono all'interno nella suddivisione dei piani che non è più quella originale.

Della dimora di campagna con oratorio della famiglia Sacchelli, forse una villa, documentata nella mappa del Marri, ora non esiste alcuna traccia ed è stata sostituita in epoca imprecisata, certamente nell'ottocento, da una modesta casa colonica.

L'edificio è soggetto a vincolo da parte della tutela statale risalente al 1932. In quest'epoca il proprietario che era pure quello della tenuta di Gruppo, dimostrò l'intenzione di demolire completamente la torre portando come argomento giustificativo la sua inutilità e il cattivo stato di conservazione, anzi si offriva, con il beneplacito del vescovo di Carpi (siamo a pochi anni dalla Conciliazione) di erigere una chiesetta nella corte di Gruppo.

Scongiurato questo pericolo con la pronta azione della Soprintendenza di Bologna, dietro vigorosa segnalazione dei prof. Giulio Ferrari di Carpi, il problema della conservazione dello storico ed importante manufatto, una delle poche testimonianze architettoniche antiche esistenti nel territorio comunale di Novi, si presenta anche oggi nella sua più problematica attualità, considerato lo stato di abbandono in cui è volutamente lasciata.

Dott. ALFONSO GARUTI


Pagina scritta il 3 aprile 2003


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