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IL TERREMOTO DEL FRIULI

6 maggio 1976



Mappa sismica regionale

Mappa della sismicità del Friuli Venezia Giulia - ROSSO: Massima - ARANCIO: media - GRIGIO: minima


6 maggio 1976 - una data che nelle genti del Friuli Venezia Giulia resta ancora oggi impressa e che sta alla base di quella che fu la prima struttura di protezione civile regionale diffusasi in Italia. Allora non esistevano le leggi che proprio da quelle macerie nacquero, grazie all'allora Ministro della Protezione Civile On. Zamberletti che sempre considerò fondamentali i radioamatori in quelle che sarebbero diventate dal 1983 le "prove radio di sintonia" tra tutte le prefetture italiane, nella maglia radio nazionale che ancora oggi vede l'ARI ed i suoi radioamatori presenti in tutte le emergenze grandi e piccole che travolgono la nostra nazione. Eppure quel 6 maggio fu enorme la mobilitazione dei radioamatori, possiamo dire con soddisfazione che il contare tra gli operatori ARI Radiocomunicazioni Emergenza della Sezione di Trieste persone che hanno operato tra le rovine di Moggio Udinese in quel lontano 1976, continua a darci un senso di sicurezza verso gli interventi futuri grazie all'esperienza enorme maturata in quell'occasione, e che guida ancora oggi le scelte strategiche fatte non solo in ambito provinciale, ma a livello regionale. E' il caso di dire che il terremoto del Friuli rappresentò la nascita di una nuova Regione. Lo era già prima, la Costituzione la definiva "autonoma", ma dal 1976 quell'autonomia significò rimboccarsi le maniche e ricostruire tutti i paesi distrutti, terminando in pochi anni quell'opera di ricostruzione che viene sempre indicata come l'esempio da imitare. Non si ricostruirono solo le case, si costruì la coscienza della protezione civile. Ogni cittadino del Friuli Venezia Giulia da quel giorno sa che deve e può difendersi da solo. Così non ci furono obiezioni quando nel 1984 uscì la prima legge in Italia istitutiva di un servizio regionale di protezione civile, ed i radioamatori dell'ARI furono subito iscritti nel registro regionale del volontariato, sia come Comitato Regionale che come singole Sezioni: TRIESTE, capoluogo regionale - UDINE, medaglia di bronzo al valor civile, MANZANO, PORDENONE, GORIZIA, MONFALCONE e GRADO. Quest'iscrizione, ottenuta grazie anche al gran lavoro svolto dall'allora responsabile regionale IV3HEI, Aurelio Cimolai,  tra l'altro servì dieci anni più tardi quando il nuovo DPR nr.613/94 richiese per l'iscrizione al "Registro nazionale del volontariato" presso il Dipartimento della Protezione Civile la preventiva iscrizione al registro regionale. Prima in Italia, la Sezione di Trieste, e successivamente le altre sezioni regionali si sono iscritte nel 1996 al registro, e partecipano quindi alle esercitazioni ed alle emergenze con tutti i benefici previsti per i volontari di protezione civile, laddove ancora oggi molte sezioni italiane non sono ancora riuscite ad ottenere l'iscrizione a causa della solita burocrazia, che da un lato prevede che siano solo i radioamatori dell'ARI ad operare nella maglia radio tra le prefetture, i comuni ed il Ministero dell'Interno e della Protezione Civile, ma dall'altro pretende che appartengano ad associazioni di volontariato di protezione civile, e l'ARI fa protezione civile ma non come scopo primario (vedasi le modifiche statutarie fatte per inserire la "protezione civile" tra gli scopi sociali).

 

IV3LNQ e IV3DYS durante il terremoto del Friuli  - maggio 1976

Gemona - Friuli, maggio 1976:  IV3LNQ Luigi Lenardon (a sinistra), attuale Presidente della sezione di Trieste e vice delegato provinciale ARI Radiocomunicazioni Emergenza mentre opera con IV3DYS Salvatore Di Gregorio (a destra), tuttora membro effettivo ARI R.E.

 

A vent'anni di distanza oggi la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia può disporre di squadre comunali di protezione civile in ogni comune del territorio regionale. Tutte queste squadre sono state fornite di mezzi ed attrezzature, sia per la lotta agli incendi boschivi che per arginare le esondazioni ed i dissesti idrogeologici. L'ARI regionale ha stipulato nel 1986 un protocollo d'intesa con la Regione e garantisce qualsiasi collegamento alternativo di emergenza che eventualmente fosse richiesto. Per farlo ha ricevuto in dotazione tutte le apparecchiature necessarie, di proprietà del Comitato Regionale ARI e distribuite alle Sezioni. Si va dai ricetrasmettitori bibanda veicolari Kenwood TM 731 e TM 732 ai palmari bibanda TH77, agli apparati HF Kenwood TS-140, 5 tende ministeriali, motogeneratori di corrente Honda da 1.900 watt e da 650 watt, personal computer portatili, modem packet, antenne, ecc. Detto materiale, per motivi di sicurezza, e distribuito capillarmente presso gli operatori, che ne curano la continua manutenzione, ed è utilizzabile sempre a livello regionale, cioè se un apparato in dotazione alla sezione di Trieste viene richiesto dalla sezione di Udine, può essere liberamente trasferito. Questa operatività regionale è sicuramente il segreto del buon funzionamento del sistema Radiocomunicazioni Emergenza regionale. Non è infatti possibile intervenire a "compartimenti stagni", e le sezioni per certi versi lo sono, anche il terremoto in Umbria del settembre 1997 ha evidenziato i limiti dell'intervento svolto solo dalle sezioni. Viceversa la regione diventa un'unica grande sezione, gli operatori invece di 20 (il caso di Trieste) diventano 165. Le decisioni non passano per 7 presidenti di sezione, ma per un solo Delegato regionale ARI RE, che valuta le disponibilità ed invia ad operare equipaggi che spesso sono formati da operatori provenienti da sezioni diverse. L'esempio pratico è stato l'intervento in Umbria: Gli operatori di alcune sezioni non riuscivano più a gestire i turni presso il COM di Foligno e chiesero aiuto alla prefettura di Perugia. Tra le tante regioni che avevano offerto la propria disponibilità, fu scelta proprio l'ARI del Friuli Venezia Giulia, che in effetti inviò 6 operatori radio autosufficienti, cioè con tende o roulotte. La situazione che trovammo in effetti avrebbe potuto essere risolta con un maggior coordinamento tra le regioni limitrofe, ma riscontrammo nei discorsi dei vari colleghi una scarsa consapevolezza dei ruoli e quindi del peso dei Comitati Regionali. Viceversa troppa importanza veniva data all'attività delle singole sezioni, esemplare, ma pur tuttavia limitata nel tempo a causa della scarsità delle risorse disponibili. Ne era ipotizzabile a tempi brevi un radicale cambiamento di mentalità, come l'operatività regionale comporta. L'unico modo è infatti quello di iniziare insieme a lavorare giorno dopo giorno, esercitazione dopo esercitazione, imparare a conoscersi, frequentare altre sezioni, acquisire un modo di operare comune che superi le differenze di città, di dialetto, magari di lingua (il friulano è una lingua, non un dialetto mentre il triestino è una variante del dialetto veneto come il bisiacco dei goriziani). Anche a livello nazionale peraltro c'è la tendenza a regionalizzare l'intervento degli operatori ARI R.E., tanto che "sulla carta" il Comitato Regionale doveva sempre coordinare l'intervento delle sezioni. Si tratta quindi di applicare in pratica quanto già previsto dai piani operativi preesistenti. Al riguardo è disponibile il "Piano Operativo Regionale ARI R.E. Friuli Venezia Giulia" che è un documento di testo in formato Word  compresso con Zip e quindi di solo 115 kb scaricabile dall'home page Ari Trieste R.E., e che pur non rappresentando nulla di inedito, è finalizzato proprio ad ottimizzare il coordinamento tra le varie sezioni e l'autorità regionale pur non tralasciando le incombenze strettamente provinciali legate all'attivazione dei CCS (Centri di Coordinamento Soccorsi) delle prefetture ed i COM (Centri Operativi Misti).



IV3QBL - Giampaolo Bressan - Delegato ARI R.E. Sezione di Trieste - Vice Delegato Friuli Venezia Giulia


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