San Benedetto del Tronto
San Benedetto del Tronto offre un paesaggio
decisamente esotico, più di 7.000 palme, intervallate da oleandri, fanno di
questa città una realtà unica in Europa, qui la natura è stata particolarmente
benevola e la mano dell'uomo ha sapientemente completato l'opera, questa riviera
vanta tredici varietà di palme, tra le altre vi segnaliamo il "Mastodonte
arboreo" con una circonferenza di 4,74 metri alla base, la palma più grande del
mondo. Percorrendo i 5 km. del lungomare, uno dei più belli e suggestivi
d'Italia, si comprende a pieno perché questo luogo viene definito da sempre "La
Riviera delle Palme". La città oggi conta circa 50.000 abitanti e dà subito la
sensazione di una località aperta, dinamica e sicura di se, ha uno dei più
importanti porti pescherecci d'Italia; è ricca di impianti sportivi quali
tennis, pattinaggio, hockey, calcio ed altro ancora, un porto turistico con
circolo nautico, un palasport, bocciodromi, piscine, una pista per atletica
leggera, una ricettività alberghiera diversificata e da tempo ben collaudata, un
moderno palazzo dei congressi, numerose sono le occasioni di svago sulla costa e
tanti possibili itinerari nell'entroterra Piceno.
LA STORIA
Una leggenda lega la nascita di San Benedetto del Tronto al ritrovamento delle spoglie di un soldato della guarnigione romana, Benedetto, che si rifiutò di abiurare la sua fede cristiana e che fu quindi giustiziato e gettato in mare. Il corpo fu ritrovato il mattino seguente, continua la leggenda, da un contadino e fu riposto in una catacomba: attorno ad essa sorsero alcune capanne, poi i primi casolari che diedero origine al borgo di San Benedetto.
Ma gli storici sono di tutt'altro avviso: alcuni ritrovamenti archeologici testimonierebbero le origini romane, legate all'antica città di Alba Picena, sulla sponda destra dell'Albula. Il primo documento che riporta il nome del borgo, risale al 998, si tratta di un atto relativo all'investitura del beneficio dei SS. Vincenzo e Anastasio in territorio Acquaviva Picena, da parte di Uberto, vescovo di Fermo. In questo prezioso documento si parla di "pede sive terra et silva Sacti Benedicti", riferibili senza dubbio al territorio sambenedettese. Nel 1145 passa in feudo a Bernardo e Azzo, figli di Gualtiero da Napoli; nel 1211 l'imperatore Ottone IV concede a Fermo i territori che vanno dal Tronto a Potenza. Nel 1245, Federico II imperatore, concede ad Ascoli un tratto di costa tra il Ragnola e il Tronto per costruirvi un porto fortificato. In questi anni iniziò una lunga serie di intemperanze tra Ascoli e Fermo, che coinvolse altri comuni e impoverì anche il sambenedettese.
A decimare ulteriormente la città contribuì una epidemia di peste nel 1478. Rimase pressoché disabitata finché non la ripopolarono profughi romagnoli e dell'alta Marca ai quali furono concessi terreni in enfiteusi. La storia della città é segnata da incursioni di turchi che catturano i marinai e li conducono in schiavitù; episodi che si rinnoveranno dal Cinquecento sino all'Ottocento. A partire dal 1650 il nucleo urbano si espande oltre le mura, nel 1754 nascono i primi sobborghi marini, Sant'Antonio e della Marina. Nel 1860 i Cacciatori della Alpi liberano la città dal dominio della Chiesa. Risale al 1896 il Regio Decreto che concede a San Benedetto l'attributo "del Tronto"; nel 1936 la frazione di Porto d'Ascoli é ricongiunta al suo territorio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, e precisamente nel 1943-44, la cittadina subì 144 bombardamenti aerei e 6 cannoneggiamenti navali.
LA RIVIERA DELLE PALME
Importante cittadina della riviera marchigiana, attivissimo centro peschereccio e una delle maggiori stazioni balneari del medio Adriatico. Situata alla foce del torrente Albula ed estesa tra i fiumi Tesino a nord e Tronto a sud, possiede una lunga spiaggia di sabbia finissima e bianca, che degrada dolcemente nel mare, caratterizzato da bassi fondali.
Il lungomare si distingue per la ricca vegetazione, formata essenzialmente da innumerevoli palmizi che crescono anche sulla spiaggia. Per questa sua peculiarità San Benedetto è indicata anche come la "Riviera delle palme". La consistenza ricettiva, tra esercizi alberghieri, appartamenti e campeggi è notevole; numerose sono anche le attività che integrano la vita della spiaggia, come il Porto Turistico, il Club nautico, il Circolo tennis, il Palazzo dello Sport, il complesso di hockey e pattinaggio, il bocciodromo, le piscine e la pista di atletica. La sua vicinanza a verdeggianti colline con importanti borghi di origine medievale permette interessanti escursioni per gli appassionati d'arte e di storia nel raggio di pochi chilometri. San Benedetto è la patria del "Brodetto alla sambenedettese", la cui originalità consiste nell'uso dell'aceto, peperone e pomodoro verde; è anche una zona di vini DOC: il Falerio dei Colli Ascolani, il Rosso Piceno e Rosso Piceno Superiore.
IL LUNGOMARE
Per San Benedetto il riconoscimento della sua vocazione turista si può far risalire agli ultimi decenni dell'800 quando nacquero le prime strutture alberghiere e il primo stabilimento balneare. Negli anni successivi si rafforzò sempre più la consapevolezza della benevola influenza che i flussi turistici potevano avere sull'economia locale e si moltiplicarono quindi le iniziative da parte delle comunità per adeguare e migliorare le strutture cittadine. Nel 1931 l'Azienda di Soggiorno sambenedettese affidò al giovane ingegnere Luigi Onorati l'incarico di migliorare l'aspetto estetico e turistico del rilevato ferroviario nell'area attigua all'attuale viale Secondo Moretti.
Tra i diversi lavori di sistemazione fu anche realizzato il viale a mare (attuale Rotonda con viale Buozzi). Il viale, inaugurato nel 1932, era largo 30 metri (18 metri di sede stradale e 12 di marciapiede) e fu considerato dai contemporanei spropositato. Il progetto fu completato poi con la realizzazione, nella zona sud dei giardini pubblici, di un insieme di strutture ricreative che comprendevano due campi da tennis, un piazzale per il ballo e skating e un luogo di ritrovo, la Palazzina Azzurra, sede del Circolo Forestieri e del Club del Tennis.
I bombardamenti subiti nella Seconda Guerra Mondiale resero necessari lavori di risistemazione per la passeggiata, la pista da ballo "Palazzina Azzurra" riprese ad essere un punto di ritrovo; nel 1957 ci fu l'apertura della prima struttura fissa sull'arenile, la "Caravella" (attuale Kon-Tiki), predisposta a fornire servizi essenziali per il turista: bar, punto vendita giornali, barbiere e parrucchiera con servizi igienico-sanitari, a cui furono aggiunti successivamente il servizio estivo di Informazioni Turistiche e il Pronto Soccorso a mare. Nel 1959 fu inaugurato il complesso per il tennis, seguì poi la realizzazione della pista da pattinaggio, del minigolf, l'area Sirena per le proiezioni all'aperto, il bocciodromo, il galoppatoio, la bambinopoli e estese pinete e viali con la messa a dimora di numerose essenze arboree (pini, oleandri, tigli, palme).
IL FOLCLORE
Seguendo i ritmi della natura, i cicli stagionali, le feste, sia religiose che tradizionali, secondo il calendario, é possibile ritrovare usi e costumi, tradizioni legate al ciclo dell'anno. Il nuovo anno era salutato anche qui con il lancio di cose vecchie e rotte dalla finestra, quasi a voler simboleggiare una cacciata del male e indicare il passaggio dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce
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...Sant'Anna fuochi d'artificio |
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Tipica di San Benedetto era un'usanza per i fidanzati: la sera di vigilia dell'Epifania, sulla base arroventata del camino, i futuri sposi gettavano le foglie di ulivo che un ragazzo aveva raccolto per loro nei giorni precedenti. Gettando le foglie ad una ad una, dopo averle bagnate con la saliva, i due promessi usavano dire: "Pasqua, Pasqua, Epifania, che vieni tre volte l'anno, dimmi la verità che ti domando! Se mi vuol bene salta, altrimenti bruciati!". Al carnevale, accompagnato da dolci, canti e balli, seguivano i doveri della Quaresima, che culminavano nella commovente processione del "Cristo Morto".La domenica delle Palme si usava ornare l'albero e la prua delle paranze con un fascio di ulivo benedetto. Il rito religioso della Pasqua era rallegrato con le ciambelle all'uovo, la pizza con il formaggio, la pizza dolce "sbattuta", le uova sode, i ravioli dolci e il formaggio, il salame e il vino. Cibi utilizzati anche nelle tradizionali scampagnate aventi per meta la chiesetta di Santa Lucia o la chiesetta di San Francesco da Paola, patrono dei pescatori, situata nei pressi di Grottammare. A Pasqua veniva anche il rendiconto più importante dell'annata marinaresca, chiamato "lu rolle". Nelle campagne sambenedettesi il giorno dell'Ascensione si usava fare uno scongiuro contro il malocchio. Le donne uscivano di casa prima dell'alba, si recavano a un crocevia e raccoglievano un pizzico di terra. Lo stesso gesto era ripetuto in altri due crocevia. Ritornate a casa riponevano la terra in un sacchetto e l'appendevano dietro la porta a difesa di tutta la famiglia. Il giorno dei morti nessuna imbarcazione andava in mare e nessuna rete veniva gettata per pescare, chi avesse osato avrebbe tirato su solo ossa di naufraghi e avrebbe rischiato di incontrare la barca di Caronte.
Giungeva poi la festa di San Martino: si mangiavano castagne e si beveva vino e si concordavano gli scherzi da fare ai danni di quelle persone le cui mogli avevano dato, con la loro condotta, motivo di critiche e chiacchiere. Si portava in giro, di porta in porta, un pupazzo, opportunamente preparato e adornato di un bel paio di corna, che poi veniva bruciato. Il mese di dicembre era ricco di feste religiose: la festa dell'Immacolata con la processione solenne; la "notte della ventura" quando si ricordava l'arrivo nelle Marche della casetta nazarena della Madonna di Loreto: il clima di festosa attesa era manifestato da canti e preghiere attorno alle "fòchere", falò accesi in onore della Madonna. La festa di Santa Lucia, era il preludio al vicino Natale, celebrato con la solenne Messa di mezzanotte, il cenone a base di baccalà, broccoletti e il "frustingo" tipico dolce regionale.
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