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Dove vivo...
Attualmente, pur lavorando e vivendo a Roma, ho eletto dimora in un tranquillo paesetto dell' Umbria.
Uno scrigno di storia dove il tempo sembra essersi fermato: questa è Cesi, frazione del comune di Terni, un tempo capitale delle Terre Arnolfe.
Adagiata sulle pendici del monte Torre Maggiore, Cesi si presenta con tutte le sue peculiarità antropologiche e architettoniche in un luogo ad alta valenza ambientale.
GPS alla mano, e si tratta del noto GARMIN III plus, siamo a 437 metri di altezza s.l.m. e le coordinate geografiche sono:
N 42° 36,598' EO 12° 34,812'
Si presenta come un caratteristico borgo medievale ma cela una civiltà assai lontana, molto lontana nei secoli riscontrabile dall'esistenza sul luogo di un antichissimo insediamento umbro, mura ciclopiche umbre databili attorno al VI secolo avanti Cristo oltre che ad una necropoli del VII secolo avanti Cristo.
Il " fallo " sulle Mura Ciclopiche
Ed è proprio in età medievale che si può fissare l'inizio della sua storia. Di Cesi
infatti si parla per la prima volta in alcuni documenti del IX secolo a proposito di donazioni tra gli Arnolfi e i Monasteri di Farfa e Montecassino. E' del 1286 il primo Statuto delle Terre Arnolfe con il quale in 81 articoli si cercò di dare ordine e unità giuridica ad un vasto gruppo di località non sempre bene organizzate e comunque non unitariamente organizzate.
Nei secoli XIV e XV la cittadina si sottomette a Todi, poi a Spoleto, poi ancora a Todi. Viene in seguito occupata dai Ternani con i quali i rapporti sono così ostili che nel 1494, approfittando del passaggio di Carlo VIII, costoro la fanno assalire dai Francesi. Ed ecco cosa narra il Contelori: " Passato in Italia Carlo Ottavo, Re di Francia con esercito formidabile ... li cittadini di Terni, fatto pubblico consiglio,
e spalleggiati da soldati dell'Esercito Francese, Lunedì 22 Dicembre dell'anno 1494 assalirono la terra di Cesi (...), la saccheggiarono, spogliando quanti habitanti poterono havere e molti ne scaccionno, si impadronirono della Rocca (...) e la demolirono in parte come anco fecero delle case e mura della Terra, tolsero tutti i beni mobili delle chiese e le campane delle chiese levorno dai campanili, portandole in Terni, per il che furono forzati gli habitatori ad assentarsi e ad andare per nove mesi quasi raminghi. Nel territorio atterrorno
le case e anco diedero il fuoco, non perdonando nè ad Alberi, nè ad Animali, e se potevano avere nelle mani alcun cittadino, lo strapazzavano, nè liberavano, se non pagava la taglia".
Nel 1515 viene emanato il secondo Statuto delle Terre Arnolfe intitolato: Statuto delle terre di Cesi, capo delle Terre Arnolfe, signoria del Poggio Azzuano, Castiglione e Rivosecco.
Papa Clemente VII, per porre fine alle sanguinose lotte tra le città umbre che si contendono queste terre, sottopone Cesi al diretto controllo della Camera Apostolica e, il 5 Novembre 1525, concede il governo della terra al Cardinale Paolo Cesi. Da questo momento in poi il nome di un membro della famiglia si ritroverà sempre nel contesto delle vicende riguardanti la terra omonima.
Ma anche lo stesso E. Martinori, il più attento studioso della casata dei Cesi, non assicura che sia stata questa famiglia a dare il nome al paese in quanto i più antichi antenati del principe Federico si chiamarono Equitani o Chitani.
Il Contelori, da parte sua, è convinto che il nome Cesi derivi dalla parola latina "caedere", perchè crede che in questo luogo gli antichi romani facessero strage di uomini, i quali erano soliti, dopo aver danneggiato le popolazioni vicine, rifugiarsi nelle caverne delle montagne.
Altri ancora sono del parere che il nome derivi dalla stessa parola latina in quanto era proibito tagliare gli alberi dal bosco contiguo "servendo per difesa della Terra in trattener li sassi, che alle volte si staccano dalla Montagna, acciò non arrivino alle Case e in danno de gl' Habitatori, come ne' tempi antichi, e moderni è accaduto".
E' evidente come le due opinioni convergano sulla derivazione del nome dallo verbo latino. C' è però discordanza sull' attribuzione dello stesso perchè se lo si riferisce alle persone, esso assume il significato di "tagliare a pezzi", "massacrare" (Livio); se lo si riferisce ai boschi o al terreno, assume il significato di "tagliare" (Plinio).
Molto diversa è l' ipotesi fornita dal prof. Farinacci, studioso delle antiche popolazioni celtiche, secondo cui il nome Cesi deriva dalla caratteristica fondamentale degli abitanti celtici che si erano stanziati, già nell' VIII secolo avanti Cristo, in tutta la zona che guardava la valle acquitrinosa di Terni. Costoro avevano tutti gli "occhi chiari, glauchi", per cui il nome del paese deriverebbe dal termine latino "caesius" che appunto sta a significare "dagli occhi verdastri".
Tale ipotesi sarebbe confermata dall' antico detto, ancora in uso tra la popolazione, che i "Cesani de Cesi c' hanno l' occhi de gattu".
Se vi è discordanza di idee sul nome del fondatore di Cesi e sulla sua etimologia, vi è invece ampia conformità di opinioni sui motivi che furono alla base della sua edificazione. Quasi tutti sono d' accordo, infatti, nel far risalire l' insediamento primario di Cesi alla distruzione di Carsulae nella quale la vita scomparve definitivamente a causa di un terremoto che "fece tremare la terra in tutta la zona e che a Carsuale, avendo provocato il crollo delle doline qui esistenti nel pianoro, ebbe effetti più dannosi, tali da impedire che la cittadina risorgesse".
Con Arnolfo ha inizio la storia delle Terre Arnolfe di cui Cesi sarà per secoli la capitale.
La famiglia Cesi aspira sempre di più ad assumere la signoria del territorio tanto che per estrinsecare e rendere ancor più evidente la propria ricchezza e potenza, nella prima metà del XVI secolo, diede inizio alla costruzione del palazzo Cesi che con la chiesa romanica di Sant'Angelo rappresenta uno dei monumenti più insigni del paese.
La chiesa di Santa Maria, dove è conservato il capolavoro del Maestro di Cesi, viene realizzata agli inizi del 1500 sul precedente oratorio di Sant'Antonio. In essa, che rimane l'unica parrocchia del paese, sono state probabilmente trasferite le opere provenienti dalle chiese antiche di Sant'Agnese e di Santa Maria de' Fiori. La chiesa di Sant'Onofrio, il Santo Protettore del paese, è sita in alto quasi a documentare il detto "Cesi, balcone della valle ternana".
Ma la famiglia dei Conti Cesi non va ricordata solo per ricchezza e potenza ma anche e soprattutto in quanto annovera l'intento scientifico culturale perseguito dal principe Federico (1) , fondatore dell' Accademia dei Lincei.
Nel febbraio del 1798 Napoleone Bonaparte decide di invadere lo Stato Pontificio. I Francesi dichiararono Spoleto capoluogo del Dipartimento del Clitunno. E le località delle Terre Arnolfe passarono in parte nel cantone di Spoleto e in parte nel cantone di Terni. Più tardi, il 16 luglio 1816, con il Motu Proprio di Pio VII Terni diventa capoluogo di governo distrettuale all'interno della delegazione di Spoleto. Cesi, insieme ad altri centri minori, viene aggregato a Terni; da quel giorno le Terre Arnolfe non esistono più come entità amministrativa.
Cesi appartiene alle propaggini meridionali dei Monti Martani che con la loro posizione quasi di spina dorsale dell' Umbria Centrale rientrano nel grande percorso di crinale appenninico, uno dei principali usati nei primi spostamenti umani lungo la penisola.
Il massiccio calcare sovrastante l'abitato di Cesi a causa delle vicende tettoniche è profondamente fagliato e fessurato, permettendo così una rapida infiltrazione delle acque meteoriche al suo interno. Quando il regime idrico era più intenso e la falda molto più in alto, parte di tali acque scaturivano sotto forma di risorgenti carsiche da numerose condotte ipogee poste all'interno dell'odierna Cesi.
Questo fenomeno erosivo veniva brillantemente descritto, nelle sue memorie edite nel 1675, da Monsignor Felice Contelori.
"Nelle viscere del monte vicino si vedono delle grotte sotterranee fatte dalla natura, nelle quali l'Inverno spira un vento, che attrahe dentro le grotte
un panno, che alla bocca si metta; nell' Estate il vento raffredda, e quando è più caldo di fuora, tanto è più freddo il vento, che spira."
La Grotta Eolia, ne rappresenta una delle più notevoli ed interessanti del comprensorio ternano. La sua morfologia denuncia l'origine di "condotta forzata". L'acqua scorrente in essa a pressione ha infatti modellato nelle sue pareti tipiche forme da corrente.
Ma alla fine, dove può abitare un radioamatore a Cesi...
...non è difficile immaginarlo !
La carta geografica per orientarsi...
La carta altimetrica della zona...
La carta del paese...
La carta stradale per arrivarci...
Le indicazioni esatte direttamente da...
Il testo è tratto dal libro "CESI - Cultura e ambiente di una terra antica" edito da EDIART nel Dicembre 1989
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