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Cesi, l' ingresso di un regno sotterraneo...
Sul numero 50 de L' Osservatore Cesano di Sabato 13 Dicembre 2003 è apparso un articolo di Lorenzo Ferrante, che riporto in maniera integrale, per il piacere della lettura.
L' articolo, invitante e suggestivo, mette in luce un' altra faccia di Cesi, quella misteriosa ed arcana !
Ne vogliamo parlare... ?!?
Le mura megalitiche...
L' abitato di Cesi è caratterizzato dalla presenza di mure megalitiche databili attorno al V - VI secolo avanti Cristo.
Una prima testimonianza è rappresentata dai resti di un terrazzamento localizzati lungo la "Strada della Pittura", meglio nota come la "Corta di Cesi", quasi allo incrocio di questa ultima con "Viale Regina Elena".
Le mura poligonali, che riportano su di un elemento il "fallo" simbolo di fertilità, appaiono in buono stato di conservazione anche se da un pò di anni sono deturpate da una travatura reticolare che le sostiene, evitandone il degrado dovuto ad infiltrazioni di acqua piovana e smottamenti del terreno.
Il parametro murario è costituito da blocchi squadrati, ben connessi, le cui dimensioni vanno dai 110 cm di larghezza per 70 cm di altezza per quelli posizionati alla base della struttura e dai 90 cm di larghezza per 55-60 cm di altezza per quelli posizionati più in alto.
Ma il risultato di anni di abbandono (2003-2006) e di una travatura reticolare che non ha sostenuto lo smottamento del terreno è che le mura megalitiche di Cesi sono in pericolo...ecco come sono ridotte !
L' unico intervento realizzato (Ottobre 2006) è consistito nella ricostruzione del costone laterale della mura poligonali.
Altre notevoli testimonianze sono localizzate nei pressi della Chiesa di Santo Erasmo a circa 880 metri s.l.m..
Si tratta di una potente cinta muraria in opera poligonale con blocchi calcarei ben connessi, lisci in facciata, che delimita un' area di circa 7000 mq..
La pianta è praticamente trapezioidale. Il lato più lungo delle mura, che raggiunge un' altezza di quasi 6 metri, misura circa 100 metri di lunghezza, mentre quello più corto misura solo 40 metri.
All' interno dell' area così recintata, oltre alla chiesa romanica di Sant' Erasmo, sono visibili numerosi resti di un arcaico centro abitato, databile VI - V secolo A.C., identificabile con Clusiulum, ricordato da Plinio il Vecchio tra le città scomparse degli Umbri e localizzato supra Interamna.
Lo schema urbano...
Superata la prima fase a carattere prevalentemente rupestre, Cesi si sviluppa
all' inizio del XII secolo con la costruzione di cellule elementari aggregrate a corte, pur se a livelli sfalsati con area interna destinata ad orto comune ed il consolidamento o costruzione ex novo di un ampia cinta muraria in alto fino alla sella del monte Eolo, comprendente anche una porzione di bosco, che sfrutta sapientemente gli speroni rocciosi fino a comprendere l' arce già esistente presso S. Erasmo, difesa da un poderoso cassero poligonale.
Ma componenti di questo schema urbano ne forniscono la chiave di lettura:
la montagna ed il bosco racchiusi tra le mura.
Essi non sono solo un elemento vitale di sopravvivenza materiale ed in particolare il bosco di protezione, ma ci introducono in una ben più ampia prospettiva simbolico-sacrale: di una città cioè, venuta a configurarsi come immagine della Gerusalemme Celeste.
Il bosco, visto come archetipo del Paradiso Terrestre recintato da mura è il fulcro di questa visione ed era particolarmente caro alle culture nordiche celtiche ed irlandesi.
La raffiguarazione più significativa per indendere tutto ciò è il mosaico absidale della Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma datato al 1291, opera di due artisti francesi che rinnovarono per volontà di Niccolò V un precedente mosaico del V secolo.
La Città Celeste è una montagna sormontata da una enorme croce gemmata da cui sgorgano i quattro fiuni del Paradiso Terrestre; alla base scorre il fiume Giordano; tra questo e la base della croce vi è in basso la città fortificata cinta da otto torri, numero che richiama la risurrezione, la nuova vita celeste protetta dai Santi. In mezzo è S. Michele Arcangelo con le ali da Serafino e la spada sguainata, mentre sopra altre due torri, i busti dei Santi Pietro e Paolo; tra la città e la cima del monte è raffigurato un albero di palma sul quale è rappresentata la fenice; sei angelisi avvicinano alla città Santa.
Il giardino che circonda la città è ornato dai tre simboli della Resurrezione che sanciscono il trionfo della vita sulla morte (l' acqua, la palma, la fenice); sopra il tutto, una colomba nimbata dal cui capo scaturisce una cascata d' acqua che inonda la croce e forma i quattro fiumi.
La città terrena pertanto non può rappresentare la Città Celeste.
E' notevole la somiglianza della struttura urbana di Cesi con questa immagine simbolica: a partire dal complesso di S. Erasmo con il cassero della rocca in alto, ritroviamo due corsi d' acqua ai lati, quindi il bosco interposto e l' abitato, al centro del quale vi è collocata la chiesa di S. Michele Arcangelo, ed ai alti le altre due chiese più antiche, S. Andrea Apostolo e S. Agnese Martire; sotto, la vallata con il fiume Nera che poco più in là sfocia nel Tevere.
Il vertice della composizione, il citato S. Erasmo, è il monte della trasfigurazione, il fulcro del Giardino-Paradiso difeso da potenti torri.
Un programma urbano di tale impegno non poteva essere stato concepito che da persone a conoscenza delle tradizioni culturali come lo erano i monaci benedettini e gli stessi Arnolfi, provenienti dall' ambiente Imperiale, dove era più che mai vivo il desiderio della restaurazione di un regno terreno fatto ad immagine e somiglianza di quello Celeste.
Ad ulteriore conferma di questa concezione sembra potersi rilevare la coincidenza con simboli astronomici ricavabili nel tracciare assi ideali tra il torrione di S. Erasmo ed alcuni punti focali della città: l' asse equinoziale dello Ariete, corrispondente all' inizio della Primavera si trova sull' asse torrione-Porta Todina; l' asse solstiziale dell' Estate, cioè il Leone in corrispondenza con la Porta Ternana.
I tratti superstiti delle mura che vanno verso l' alto coincidono con tali assialità; la chiesa di S. Michele Arcangelo si trova sull' asse baricentrale di questo ideale triangolo ove il lato, relativo alla citata Porta Ternana, comprende nel suo sviluppo la chiesa di S. Onofrio e più in alto il tempio del Monte Torre Maggiore;
il solstizio d' Inverno è rappresentato dall' asse longitudinale della città, grosso, modo coincidente con la direzione tra le due porte Nord-Sud.
Questi assi che probabilmente hanno origine da un culto solare arcaico connesso con il lavoro dei campi e l' allevamento, non viene negato ma mantenuto e sacralizzato in chiave cristiana; cosicchè i segni zodiacali della Primavera e dell' Estate, l' Ariete ed il Leone, divenuti i simboli degli evangelisti Matteo e Marco, continuano a svolgere la loro funzione sociale di calendario.
Più tardi la costruzione dell' Eremita ad opera dei francescani, avrà anch' esso una portata cosmica; l' asse fra il torrione di S. Erasmo ed il complesso corrisponderà al solstizio d' Inverno che simboleggia la fine di un ciclo e l' inizio di un altro.
E' il Natale, la nascita del Salvatore, particolarmente caro a S. Francesco ed al culto a Lui dedicato già dai suoi contemporanei come "Alter Christus".
Il santuario di Torre Maggiore...
Alla sommità del Monte Torre Maggiore, a circa 1120 metri s.l.m., il luogo di culto sorse nel VI secolo a.C. e fu in uso fino al II - III secolo d.C., come attestano alcune monete di Filippo l' Arabo.
Da quanto emerso dagli scavi finora effettuati dalla Soprintendenza Archeologica per l' Umbria sarebbe costituito da un primo tempio con orientamento sud-nord, che potrebbe essere riconosciuto nei resti di strutture rinvenute nel settore settentrionale dell' area sacra, contrasseganto con la lettera B. Successivamente o contemporaneamente venne costruito il tempio A, con cella e pronao, le cui strutture sono in opera quadrata di blocchi calcarei bugnati, che sorge su un grande podio di cui sono alla luce i lati nord ed est ed individuabile quello sud parzialmente crollato, anch' esso in opera quadrata con blocchi bugnati.
Il materiale con cui sono costruite le strutture consiste in calcare locale estratto direttamente in loco come è stato possibile rilevare nel corso dell' esplorazione del piano naturale roccioso su cui sono fondate le strutture antiche su cui appaiono chiaramente i segni del distacco dei blocchi.
I numerosi frammenti di decorazione architettonica che si rinvengono sparsi per tutta l' area (frammenti di cornici, trabeazioni, etc.) sono invece per lo più in travertino.
A rafforzare l' idea del luogo di culto si deve segnalare un' iscrizione umbra, rinvenuta nell' area compresa tra il tempio A ed il tempio B, incisa su un blocco che probabilmente faceva parte di un architrave, in cui sembra riconoscersi il riferimento ad un uthur, magistrato o sacerdote umbro assimilabile all' augur romano.
Il santuario rappresentò sicuramente fin dalla sua fondazione un punto di riferimento per le popolazioni della zona, dapprima delle comunità pastorali preromane, poi di quelle urbanizzate di Carsulae, da cui una strada chiamata strada del Carre sale a Monte Torre Maggiore, e forse anche di Spoleto.
La fase dell' abbandono corrispose a quella dell' avvento del Cristianesimo, quando un simile impianto non ebbe più ragione di esistere.
Il crollo delle strutture templari sono conseguenti all' abbandono, anche se non si può escludere il contributo di distruzioni volute.
Il testo è tratto dal libro "CESI - Cultura e ambiente di una terra antica" edito da EDIART nel Dicembre 1989
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