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DIARIO  DI  BORDO

di Gino I8FXT

 

Uno squarcio nella nebbia e come d'incanto appare a metà la roccia di Gibilterra.

Sembrava che galleggiasse, immersa nei fumi, come i paesaggi delle nordiche langhe al crepuscolo mattutino, cambiano forma, lasciando ai primi raggi del sole gli spettri della notte.

Lafrican Princess, pigra, arrancava sfarfallando con la sua elica, lasciando una scia inconsueta; zig-zagava un po' impazzita, priva di un pilota automatico, il timoniere di turno non riusciva a mantenere la rotta.

Fischiando con affanno,come una belva in agonia,procedeva avanti mezza forza per cautela.

A capo San Antonio, dopo due giorni e una notte, avevamo lasciato il vento di maestrale e ora l'African navigava nella bonaccia a ridosso, lungo la costa di Malaga-Algesiras, nella nebbia insidiosa.

Attraverso Gibilterra, la visibilità era migliorata e con grande gioia avevo risposto alla chiamata di ZDK via VHF: "Here Liberian African Princess proceeding bound southwest order".

Per un navigante non esiste cosa più bella, trovarsi a Gibilterra e sapere che dopo un'ora circa  si accosta verso sud, lasciando alle spalle le tempeste del nord Atlantico e dei tormentati mari del Nord Europa.

Salpati  tre giorni prima da Savona in ballast, i cuori erano in fibrillazione, si ignorava la destinazione e la paura serpeggiava tra l'equipaggio; quella paura di andare a finire sui Grandi Laghi, a caricare grano, sprovvisti di radar, di girobussola e di qualunque cosa che fosse di aiuto alla navigazione, sarebbe stata un'impresa abbastanza avventurosa..

Affrontare il nord Atlantico, arrivare fin lassù allo stretto di Caboto e poi il San Lorenzo...ahimè, di Novembre, chissà quanti colpi di mare avremmo preso!

Il telegramma di cambio di rotta era stato ricevuto con il lancio di Roma Radio la notte precedente "Gibilterra dirigete rotta sudovest seguiranno ordini."

Adagiato sull'aletta di sinistra, contemplavo Capo Spartel con il suo fanale tutto bianco imponente, Capo; crocevia delle rotte verso sud e capo di atterraggio per chi proviene per dirigersi nel mediterraneo.

Meditando sulle mie condizioni di lavoro, programmavo il divenire; già avevo fotografato nelle mente, le stazioni radio costiere alle quali mi sarei appoggiato e poi non disperando di incontrare navi in caso di bisogno, giacchè la mia stazione priva di onde corte, con solo un Mackey di 300W, un radiotelefono Irme da 50W, peraltro quarzato solo per i 2MHz e un VHF un po' scassato, da lì, nel giro di due tre giorni, sarei rimasto solo nell'immenso oceano.

Assorto cosi, nei miei pensieri, sento lo sfarfallio dell'elica più accentuato e realizzo che la nave sta virando a dritta, infatti, con un'ampia accostata assume la nuova rotta mentre il Comandante grida al timoniere: " Alla via per 240° " e fine posto di manovra.

Capo Spartel adesso e' di poppa, un ultimo sguardo, come per salutarlo e mi avvio, con animo tranquillo in sala radio. Le paure, le angosce dei giorni prima erano già un vago ricordo.

La barca scivolava dolcemente con un leggero rollio provocato da uno swell di nordovest, onda lunga che in questo tratto di mare, fra Capo Spartel e Capo Bojador, con al centro la misteriosa città di Casablanca, è perennemente presente, residui di tempeste dei mari del nord che arrivano a queste latitudini ormai spente.

Al calar della sera ascoltavo ancora qualche stazione europea come CUL, ZDK, affievolita, da non credere IQX. Ormai la grande orchestra delle Stazioni del Mediterraneo era sul punto di tacere, cosi cambiavo canale per ascoltare specie all'ora del Weather Forecast, Bracknell.

Radio GKA, che aggiornava la situazione del tempo fino  al 45mo di longitudine ovest.

Che sospiro! Ricevere dal principio "Gale warnig nil" tuttavia non avevo alcuna preoccupazione più si andava avanti verso sudovest migliori sarebbero state le condizioni del mare.

All'alba seguente ci appare all'orizzonte l'isola di Madera, si costeggia  il lato Sud Occidentale, quasi a lambire la lunga spiaggia di rena bianchissima, accecante ai primi raggi del sole nascente alle nostre spalle, sui monti prospicienti al mare dominava un verde intenso, lussureggiante, da fare invidia al miglior pittore, per il quadro che la natura  offriva ai nostri occhi.

Padre Antoni, vecchio mastro d'ascia, fumando un sigaro pestilenziale, tanto che il suo lezzo arrivava fino sull'aletta di dritta, stava armeggiando con una bottiglia a prua via del ponte di comando, sulla murata di dritta e lanciandomi uno sguardo d'intesa, gridava: " E' SEMPRE ARRIVATAAA".

Lanciò la bottiglia in mare, contenente la lettera e un paio di sigarette e la salutò come fosse un uomo: "Vai con Dios".

Vecchio, tutto aggrinzito dal sole, nato a Trani circa 70 anni prima, navigava col passaporto.

Le sue mani erano d'oro; con l'ascia faceva tutto, il suo cervello era pieno di sapienza e di saggezza e sapeva placare i bollori di gioventù, insegnando comportamenti di vita sul mare e con lui, in quel viaggio interminabile, ho diviso le angosce e le paure, l'arte di pescare e un accostamento ancora più fervido di fede verso il Signore.

I giorni trascorrevano con monotonia, curiosando qua e là aumentavano le mie delusioni. La cartografia era molto scarsa, le scialuppe un ammasso di ruggine, il timone perdeva olio, in sala Radio non esisteva una pubblicazione aggiornata, nessuna valvola di ricambio; solo qualcuna, dove c'era scritto (consumata al 50%).

Cosi era l'equipaggio, una ciurma raccattata a Genova Piazza Banchi, luogo mercenario del lavoro sul mare, dominato da trafficanti e mafiosi senza scrupoli, che d'accordo con gli affaristi armatori reclutavano, previo pagamento del pizzo, personale d'ogni estrazione sociale.

Ormai, molto lontani dalla costa, la barca camminava più del solito; spinta dai venti Alisei che nel periodo, Novembre - Dicembre soffiando da nordest, permettono anche ai solisti della vela di traversare l'Atlantico fino ai Caraibi.

Al levar del sole, ogni mattina, colmavo gli spazi vuoti di tempo, conversando in plancia con  il Primo Uff. a volte dandogli una mano col cronometro a segnare l'orario delle sue osservazioni con il sestante e protrarsi poi, per ore, allo sviluppo del punto nave, mai attendibile, vera dannazione per il Comandante quando la mattina con apparizioni fugaci, dava una sbirciata sulla carta per controllare la situazione rimandando il tutto a mezzogiorno di bordo, quando il sole passava al nostro meridiano.

Seguiva poi, il teatrino delle ore 1000 con l'allievo di coperta, incaricato, come su tutte le navi di quei tempi, di calcolare la retta di sole, per avere una conferma della velocità stimata purtroppo, rare volte riusciva a terminare l'operazione; le divisioni decimali non erano il suo forte.

La sera quando chiudevo l'ascolto sulla 500khz, scendevo giù a trovare Padri Antoni a scaricare le mie emozioni; certe sere sdraiati sui carabottini della terza stiva, contemplavamo l'universo, indicandomi Cassiopea, Orione, con Rigel, Bellatrix e Betalgeuse, stelle di  prima grandezza sopra il manto turchese. Lo lasciavo fare dandogli molto interesse alle sue lezioni.

Così, andando avanti il tempo ci donava un succedersi di giornate meravigliose e notti placide, rendendoci conto della fortuna che ci consentiva una navigazione su un mare di un  azzurro intenso, liscio come uno specchio; quel genere di navigazione pigra e comoda che poi in un futuro non troppo lontano, nell'altro oceano, lo stesso elemento, si infuriava contro di noi fino all'inverosimile, pagando con gli interessi, l'attuale serena traversata.

Assorto così nei miei pensieri, nella Stazione Radio, lontano, sull'orizzonte, il confine fra mare e cielo cominciava a confondersi, mentre il sole scompariva, tuffandosi nell'acqua, sento una voce amica: l'Antana Radio (WOE) avamposto della costa meridionale degli U.S. specie per le navi che dirigono, attraverso la Gran Bahamas, nel Golfo del Messico.

Erano già trascorsi sei mesi dall'ultimo SVC che gli avevo trasmesso: " T/c ACAMAR QTP FORT LAURENDALE QRU CL".

Due giorni dopo con un aereo della Eastern Lines raggiungevo New York per Roma, dopo circa tre anni di imbarco sentivo fortemente la nostalgia di casa!

Adesso, l'African Princess, fra pochi giorni approcciava in quelle acque che già conoscevo a mena dito. Fort Laurendale, Miami e poi giù, lungo la costa della penisola della Florida Sombrero Bay, Keywest e la Tortuga; completando il giro con i porti di Tampa e Pensacole.

Erano viaggi da crociera per nababbi. I porti di carico, Maracaibo, Aruba, Curaçao,  fuori tabella erano per Vera Cruz e Tampico nello Yucatan. La gioia che provavo a ottomila metri di altezza, ritornando a casa, dopo circa tre anni, si mescolava con la nostalgia di aver lasciato tanti amici a bordo e a terra; chiunque non avrebbe mai lasciato quella nave, ma tre anni erano già fuori misura, avevo perso i legami con la famiglia e mi convincevo che la gioia di rivederla, prevaleva alla nostalgia.

Avevo preso la T/c ACAMAR nei cantieri della Betlem Still di Baltimora; una petroliera T2, nuova di zecca, mai entrata in servizio, costruita, come centinaia della sua classe, con la catena di montaggio, come i Liberty, giaceva, fino allora, assieme ad altre, nella Baia del Chesapeack, una baia immensa, la cui bocca d'entrata è delimitata a nord da Capo Charles e a sud da Capo Henry nella quale si affacciano le tre grandi città portuali della costa atlantica orientale; Baltimora Maryland; Philadelphia Pensilvania; Norfolk Virginia. Completa questa vasta area di traffici marittimi il fiume Delaware, che permette, attraverso un canale, al piccolo Cabotaggio, il collegamento con il fiume Patomac nello Stato Washington DC.

La T2 era in pieno assetto, come se dovesse partire da un momento all'altro, facente parte di un convoglio, carica di petrolio per l'Inghilterra.

Con essa, dopo un breve periodo di restailyng in cantiere, nel viaggio innaugurale, da Baltimora a Maracaibo, ho ricevuto a Capo Hatteras il battesimo della tempesta..  

Capo Hatteras; il mio incubo!

Fra il 34 e 35mo di lat. nord. (North Carolina) Capo Hatteras, citato su tutti i libri di storia di mare, madre di tutte le tempeste Atlantiche, nefando e luogo di sventure, cimitero di navi, guardiano come un Minosse che ti traghetta dall'inferno al paradiso.

Spartiacque della costa orientale, e' un gran minestrone, qui si mescolano le correnti calde del golfo con quelle fredde del nord, dando origine ad un repentino cambiamento del clima.

Al suo traverso, navigando verso sud, e' subito estate. Cambia la flora, lasci alle spalle le ricche foreste a latifoglie degli Appalachi e ti immergi in un ambiente botanico, pini e cipressi trovi le cosiddette "Cypress Swamps" zone soggette alle inondazioni in cui allignano le mangrovie, l'erica e l'albero della gomma.

Immense estensioni di natura botanica, le Everglades, regno delle orchidee insettivore e delle Palme (Cacos Plumosa). Paradiso degli uccelli, richiamati dalle paludi e dalle selvaggie plaghe lungo le coste. A divenire, sulle navi da crociera, Capo Hatteras, era il punto per il cambio dell'uniforme, da quella invernale a quella estiva.

Era mezzogiorno di bordo. Sbirciando, sulla carta, in sala nautica, il punto indicava che la traversata stava per finire, fra un paio di giorni avremmo avvistato di babordo terra, la Gran Bahamas, la porta del Caribe, giacchè si evitava di imboccare il Canale di Provvidenza delimitato da quest'ultima con la piccola isola di Abaco.

La gente, a ritmo incalzante chiedeva notizie; le lamentele non potevano mancare. Qualcuno desiderava telefonare, altri aspettavano di sapere la destinazione per completare i loro telegrammi.

La modesta stazione radio, priva di onde corte, non offriva un completo servizio. Del resto, installata per soddisfare le esigenze di un solo viaggio, secondo la mentalità americana, durante il periodo bellico, era considerata una Stazione di emergenza e le comunicazioni radio erano affidate alle navi da guerra della Marina Britannica che li scortavano verso l'Europa cariche di ogni mercanzia.

Purtroppo, per quegli equipaggi, provenienti dalla Marina Mercantile, alla vista delle coste europee trovavano un mare crudele; gli U-Boat tedeschi, padroni del Nord Atlantico, facevano il tiro al piccione! Quando era possibile i superstiti venivano recuperati, a volte erano abbandonati al loro destino e morivano in atroce agonie in mezzo alle vaste chiazze di nafta.

Al termine delle ostilità, le navi di questa classe,ritenute non idonee ad essere impiegati ad un traffico mercantile, normale in tempo di pace, vennero svendute alle nazioni alleate.

Cosi gli armatori italiani, a discapito della sicurezza, hanno tolto centinaia di tonnellate di zavorra consistente in pani di ghisa fissata sotto la chiglia, per aumentare il trasporto del carico (operazione lecita per il nostro R.I.N.A. Registro Italiano) da farli diventare vasche da bagno quando navigavano vuote.

Nell'aria serpeggiava un'area inquietante. Focalizzando alcune situazioni verificatosi nei giorni precedenti, cominciavo a comporre i pezzi mancanti del mosaico.

Fra reparto macchina e reparto coperta non correva buon sangue. Il nostromo capeggiava un'associazione a delinquere e la figura del Primo di Coperta non esisteva.

In questo clima arrogante ed intimidatorio, il Comandante rimaneva solo e perdendo la volontà di imporsi, trascorreva le sue giornate chiuso nella sua cabina. Semmai avesse adoperato i canali della sua autorità, certamente avrebbe alleggerito la nave di tanta zavorra inutile, ma, altresì, sarebbe stato un boomerang; l'Armatore avrebbe dato il commiato anche a lui.

Quella sera, nel riflesso rosso perlaceo, la palla di fuoco si bagnava ad occidente, con l'alternarsi delle ore di guardia, i miei pensieri vorticavano come un turbine, chiedendo a me stesso quale posizione avrei dovuto assumere; rimanere neutrale o schierarmi a favore del Comandante? Rimanevo in attesa degli eventi.

Nel frattempo, dopo la silenziosa cena, a base di una brodaglia misteriosa e salvo qualche scambio di battute un po' acide con il direttore di macchina, elemento presuntuoso, basco di Bilbao, paesano del suo Primo Uff. predicava che la FIAT era spagnola.............!

Avevo abbandonato di corsa i commensali per essere presente alla lista di Roma Radio, IAR delle ore 20:00 GMT e cosi quella sera 5LYE, ovvero l'African Princess, si trovava in lista a Roma Radio.

Sperando che la fortuna potesse sorridermi, incominciavo, sulla 500KHz, con lamenti da vero accattone, pregando qualcuno che potesse farmi qsp con Roma Radio. I lamenti squarciavano l'etere ogni dieci minuti.

Fino a quando, dopo circa un'ora, quando mi stavo rassegnando di ricevere il telegramma al lancio notturno, ricevo una risposta alquanto seccata: "what you need with your focky Cq?"

Era un americano della Miami Fruit Company, una nave bananiera, proveniente da El Salvador diretta a Savanah (Florida).

"Give me the best IAR frequency at present time!" Mi replica sulla 468KHz.

"Shurely, at present time, 12MHz is the best, move to 13005KCs I follow you listening".

Il telegramma era lungo come un testamento; mentre lo ricevevo mi rendevo conto della difficoltà dell'amico di ricevere in lingua italiana ed immaginavo che ad ogni interruzione seguiva un sonoro "Focky yourself".

Quando mi richiamò sulla 468KHz, chissà da quale sollievo era stato avvinto, alla mia conferma che il telegramma era stato ricevuto!

Lo ringraziai augurandogli un felice arrivo in porto.

Dirigete BEAUMONT, imbarcherete metà carico, Scrap Iron, da completare San Pedro di Los Angeles, destinazione Muroran Giappone. Seguiva, indirizzi delle Agenzie, istruzioni sul bunkeraggio e sui consumi da inviare, prelievo di denaro etc....

"E dov'è Beaumont?" Mi grugnisce il Comandante.

"Si trova sul border line tra il Texas e la Lousiana, sulla terra ferma!!! Vicino Port Arthur".

"Beaumont è adagiata sul lago di Groves e si raggiunge attraverso il fiume Sabine".

"Belan ! Ma lei è un portolano!"

"Attenzione Master! Le rotte sono obbligate, la parte occidentale del Golfo è strapiena di pozzi di petrolio e di piattaforme con traffico intenso di rimorchiatori che rimorchiano sempre qualcosa. Ho gironzolato per tre anni in queste acque e li conosco meglio del mare di casa mia. Non credo che in sei mesi sia cambiato qualcosa!"

"Di notte è una gran luminaria, sembra Time Square la notte di Natale, a volte qualche Boa luminosa non si riesce a vedere".

(Continua)

Rimorchiatore "A.H. Portofino" - C.S. ISKR


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