Chi sono i Radioamatori ?

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Chi sono ?

Nella maggior parte dei casi si tratta di persone la cui occupazione principale o il loro lavoro nulla ha a che fare con la radio e l'elettronica, ma molti ormai sono anche i tecnici professionisti. La desueta definizione recita "...il radioamatore deve praticare la sua attività mantenendo il contenuto delle proprie trasmissioni ristretto ad argomenti di natura tecnica o comunicazioni a carattere strettamente personale per le quali, data la scarsa importanza, non si giustifica il ricorso ai pubblici servizi telefonici, telegrafici o postali...." I radioamatori sono quindi dei semplici hobbisti che, debitamente autorizzati dagli organi governativi, effettuano con altri radioamatori scambi di messaggi di carattere tecnico, riguardanti esperimenti radioelettrici a scopo di studio e di istruzione. Senza smentite possiamo dire che il sesso maschile e' più presente di quello femminile in questo mondo, e che quasi i tre quarti dei radioamatori di tutto il mondo sono concentrati negli U.S.A. e Giappone: ciò mostra quanto l'attività radiantistica sia legata allo sviluppo tecnico e tecnologico.

Da decenni ormai i radioamatori, appartenenti ai numerosissimi gruppi di radio emergenza, sono impegnati negli interventi in località colpite da calamità, mettendo a disposizione la loro abilità operativa e tecnica. Un altro aspetto "sociale" di questo passatempo e' che molte persone soggette ad handicap fisico che ne limiti la possibilità di inserimento nel quotidiano o nel lavoro, trovano qui la possibilità di instaurare contatti di semplice o più intensa amicizia senza problemi di frontiere.

 

 

Cenni Storici:

 

 

 

 

 

 

 

L'attività di radioamatore ha preso avvio agli inizi del XX secolo ed e' tra le più antiche nel campo delle telecomunicazioni. Il radiantismo era allora riservato a tecnici, quasi sempre professionisti, in grado di costruirsi tutte le apparecchiature, o a dilettanti autodidatti.

Guglielmo Marconi può essere considerato il primo radioamatore del mondo sia dal punto di vista scientifico ma anche da quello cronologico. A seguito delle ricerche sulla fisica ed elettricità del XVI e XVII secolo, fu lui che sviluppo' il primo sistema di telecomunicazione ad onde hertziane capace di ricevere e trasmettere messaggi via radio nel 1895. In breve tempo i pochi chilometri coperti dalla "telegrafia senza fili" aumentarono alle decine e poi alle centinaia; nel 1898 fu stabilito il collegamento fra Dover, in Inghilterra, e Vimereux in Francia attraversando tutto il canale della Manica; nel 1901 il collegamento, tramite l'uso dell'alfabeto morse, riuscì tra Poldhu in Cornovaglia e S.Giovanni di Terranova in Canada.

 

Sin dagli albori, questa attività venne guardata in Italia con crescente sospetto dalle autorità che costrinsero i primi operatori radio ad esercitare la loro passione in una atmosfera di clandestinità fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1946 le autorità alleate di occupazione in Italia, nei quali paesi il movimento radiantistico si era sviluppato liberamente, emisero i primi permessi provvisori; ma col trattato di pace e quindi il ritorno dei poteri alle autorità italiane furono introdotte nuove e forti limitazioni.

 

 

 

 

 

 

Oggigiorno:

 

 

 

 

 

 

 

 

Per poter operare sulle bande di frequenza assegnate al servizio necessita il possesso della Autorizzazione da parte del Ministero delle Comunicazioni che autorizza i radioamatori a comunicare gli uni con gli altri per mezzo del codice Morse (la telegrafia o CW), mediante il linguaggio vocale (fonia nelle bande FM, AM, LSB, USB) coadiuvati talvolta dal linguaggio Q, una lista di abbreviazioni internazionali che puoi trovare descritta piu' avanti nel sito, e negli ultimi anni anche tramite le trasmissioni digitali (radio+computer nei metodi SSTV, Slow Scan TeleVision, ATV Amatorial TeleVision, RTTY Radio Tele Type; meno comunemente si usano AMTOR, FEQ, PACTOR, GTOR. La licenza, a seguito dell'ottenimento della patente dopo avere passato con successo un esame teorico e pratico presso le sedi provinciali delle Amministrazioni, obbliga il radioamatore ad operare su ben precise bande di frequenza che sono assegnate a questo specifico servizio da rigorose convenzioni internazionali. La stessa licenza assegna anche un preciso nominativo internazionale di chiamata personale, univoco per ogni radioamatore del mondo.

Il mio è IK5ZTT: la prima parte del nominativo (IK, il prefisso) è assegnata in accordo con un elenco internazionale fissato dai regolamenti per tutte le nazioni del mondo ed adattato, talvolta, dalle autorità locali, per specifiche iniziative; la lettera "I" indica Italia. La parte finale del nominativo (ZTT, il suffisso) e' invece del tutto personale ed assegnata dal Ministero competente nazione per nazione, risultante da una combinazione di lettere dall'alfabeto definite negli ultimi anni da un computer. Tra i due gruppi di lettere si trova un numero legato, almeno per l'Italia, alla regione di residenza dell'operatore, il numero 5 indica che sono residente in Toscana.

Durante il collegamento via radio con altro operatore e' necessario osservare le norme di identificazione previste dal regolamento, e ricordare che la conversazione non è privata e molte persone possono essere all'ascolto. Ogni radioamatore ha un proprio registro di stazione, detto "Log di stazione", che non e' solamente un documento obbligatorio ma va tenuto aggiornato poiché rappresenta la registrazione ufficiale della attività della stazione radio. Su di esso devono essere registrati con numero progressivo tutti i collegamenti effettuati con riferimento alla data, all'ora, il nominativo del corrispondente, la frequenza, il tipo di emissione etc....

Il concreto indice della attività della stazione di radioamatore e' la cosi detta QSL, nome attribuito universalmente alla cartolina di conferma dell'avvenuto collegamento tra due radio operatori e che rappresenta un ambito oggetto da collezione: i colori, i disegni, le immagini rappresentate sulle QSL sono lasciati alla libera creatività dell'operatore. Ciò fa di questa cartolina un pezzo davvero "unico".

 

 

 

Pubblica Utilità:

 

 

 

Logico e' che durante le guerre, i radioamatori, hanno servito gli eserciti di tutte le nazioni in conflitto, ma da sempre sono stati anche usati per fornire alle Amministrazioni Locali validi sistemi ausiliari di comunicazione in momenti di emergenza laddove nessun altro servizio similare era presente o se quelli esistenti erano danneggiati. Solo quando, ormai negli ultimi decenni, la cronaca si occupo' degli aiuti alle popolazioni calamitate in Polesine, Firenze, Sicilia, Friuli ed Irpinia, ed ancor piu' vicino a noi, delle tragiche alluvioni, e del manipolo di persone che era riuscito a sostituire le reti ufficiali di telecomunicazione distrutte, venne alla luce il lavoro dei radioamatori e gli organi dello Stato iniziarono a rendersi conto della utilità di questo servizio.

I radioamatori hanno partecipato, e tuttora lo fanno anche se in maniera indiretta, allo sviluppo delle ricerche nel campo specifico ed anche nel campo spaziale. Ad esempio, nel 1957, coadiuvarono la spedizione dello Sputnik, ma anche affiancarono gli studi per una serie di satelliti artificiali ad uso radiantisctico che ha visto soprattutto impegnati gli Stati Uniti e la ex Unione Sovietica costituendo rispettivamente la serie OSCAR e RS che ha goduto, e che tuttora gode, di una grande successo e che ha permesso a molti appassionati di accostarsi alle tecniche e comunicazioni tramite questa via.

Un altro aspetto "sociale" di questo hobby e' che molte persone soggette ad handicap fisico che ne limiti la possibilità di inserimento nel quotidiano o nel lavoro, trovano qui la possibilità di instaurare contatti di semplice o più intensa amicizia senza problemi di frontiere.

Freely read from "Radioamatore, come e perché", by Nerio Neri, I4NE.