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CAMPO GEOMAGNETICO
TERRESTRE Discussione
sul campo geomagnetico e sulla Propagazione
Introduzione
La terra e' composta da:
- Crosta solida
- Mantello semi solido
- Ferro liquido esterno
al nucleo
- Ferro solido interno
al nucleo
Il campo magnetico della
terra deriva dalla combinazione di tre sorgenti: 97-99%
Campo magnetico principale, generato dalle correnti
elettriche nello strato di ferro liquido esterno al
nucleo, 1-2% Campo magnetico superficiale che deriva
dalla magnetizzazione residua delle rocce presenti nella
crosta, 1-2% Campo
magnetico esterno , generato dalle particelle ionizzate
nella Ionosfera.Il
campo magnetico principale e' simile ad un dipolo e
varia in intensita' da circa 30,000 nT in prossimita'
dell'equatore a circa 60,000 nT ai poli.La variazione
secolare del campo magnetico implica una variazione di
circa l'1% per anno, mentre mediamente ogni 500,000
anni, i poli magnetici si invertono.Il campo magnetico
esterno varia in una scala temporale di secondi a
giorni, principalmente a causa dell'interazione
solare.Questi campi sono il risultato di un sistema di
correnti ionosferiche e hanno valore variabile da
frazioni di nT fino a migliaia di nT.
Campo magnetico terrestre
Quando si effettua la
misura del campo magnetico terrestre in un determinato
punto della superficie del nostro pianeta questa
fornisce un valore che e' il risultato della
sovrapposizione di contributi aventi origine
diversa.Questi contributi possono essere considerati
separatamente e ciascuno di essi corrisponde ad un
diverso campo:
1) Campo principale,
generato nel nucleo fluido tramite il meccanismo di
geodinamo
2) Campo crostale,
generato dalle rocce magnetizzate della crosta
terrestre;
3) Campo esterno,
generato da correnti elettriche che fluiscono nella
ionosfera e nella magnetosfera come conseguenza
dell'interazione tra il vento solare e il campo
geomagnetico
4) Campo d'induzione
elettromagnetica, generato da correnti indotte nella
crosta e nel mantello
dal campo esterno variabile nel tempo.
IL campo principale
rappresenta il 99% di tutto il campo magnetico osservato
in superficie. Un suo studio morfologico semplice mostra
come il campo sia per il 95% analogo a quello generato
da un dipolo situato al centro della Terra il cui asse
e' inclinato, rispetto all'asse di rotazione terrestre,
di circa 11.5°. L'IGRF (International Geomagnetic
Reference Field) e' un modello globale del campo
geomagnetico e vuole rappresentare il contributo del
solo campo principale. La parte residua all' IGRF
osservata in superficie rappresentata il contributo
delle anomalie del campo geomagnetico, ossia le
deviazioni rispetto all'andamento teorico del campo
principale. Andando piu' in dettaglio, le anomalie si
possono a loro volta dividere schematicamente in
anamalie regionali, aventi estensioni di migliaia di
chilometri, e anomalie locali, aventi estensioni
inferiori. Per la sua geometria il campo geomagnetico
terrestre ha le linee di forza entranti nella Terra
nell'emisfero Nord e uscenti in quello Sud; quindi
l'estremo libero di polarita' Nord (positivo)di un ago
magnetico tendera' a disporsi in verticale con il suo
Nord verso il basso in presenza di polo magnetico di
polarita' Sud (negativo). E' comunque tradizione
chiamare polo magnetico Nord terrestre semplicemente
quello che si trova nell'emisfero Nord e polo magnetico
Sud quello che si trova nell'emisfero Sud, in accordo
con i corrispondenti poli geografici.Il campo magnetico
terrestre oltre ad avere una precisa struttura spaziale,
definita principalmente dai contributi provenienti dal
campo principale e da quello crostale, e' anche
sottoposto a continue variazioni temporali. Queste
variazioni che possono essere di diversa natura, sono
suddivise in due classi principali: variazioni a lungo e
a breve termine. Le prime, generalmente indicate con il
nome di variazione secolare, sono dovute all'azione
delle sorgenti profonde interne alla Terra, le stesse
che generano il campo principale, e hanno un tempo
caratteristico minimo variabile tra 5 e 10 anni; le
seconde, variazioni a breve termine, sono di origine
esterna al nostro pianeta e presentano tempi
caratteristici della durata inferiore a qualche anno.
L'unita' di misura del campo per convenzione
internazionale e' abitualmente espressa in termini del
vettore d'induzione B. La sua unita' nel Sistema
Internazionale (SI) e' il tesla (T), ma nella pratica
viene usato un suo sottomultiplo, il nT (10^9 T). Sulla
sperficie terrestre, il valore del campo varia in
intensita', dall'equatore ai poli, da circa 20000 nT a
70000 nT. Un modo comune di descrivere il campo
magnetico terrestre e' quello di graficare, in
corrispondenza della superficie terrestre, i differenti
elementi magnetici, quali ad esempio l'intensita' totale
o la declinazione del campo. Si ottengono in questo modo
le carte isomagnetiche cioe' mappe in cui punti di
uguale intensita' sono uniti attraverso delle linee
chiuse. Il nome di queste carte varia ovviamente a
seconda dell'elemento magnetico graficato, si parla di
carte isocline nel caso in cui vengano riportati i
valori dell'inclinazione, di carte isodinamiche qualora
sia graficata una qualunque componente intensiva (X, Y,
Z, H, F) del campo ed infine di isogone nel caso della
declinazione.
(Testo di Paola De
Michelis).
L'IGRF (International
Geomagnetic Reference Field) è un modello globale del
campo geomagnetico e vuole rappresentare il contributo
del solo campo principale. La parte residua all'IGRF
osservata in superficie rappresenta il contributo delle
anomalie del campo geomagnetico, ossia le deviazioni
rispetto all'andamento teorico del campo principale.
Andando più in dettaglio, le anomalie si possono a loro
volta dividere schematicamente in anomalie regionali,
aventi estensioni di migliaia di chilometri, e anomalie
locali, aventi estensioni inferiori.Per la sua geometria
il campo geomagnetico terrestre ha le linee di forza
entranti nella Terra nell'emisfero Nord e uscenti in
quello Sud; quindi l'estremo libero di polarità Nord
(positivo) di un ago magnetico tenderà a disporsi in
verticale con il suo Nord verso il basso in presenza di
polo magnetico di polarità Sud (negativo). E' comunque
tradizione chiamare polo magnetico Nord terrestre
semplicemente quello che si trova nell'emisfero Nord e
polo magnetico Sud quello che si trova nell'emisfero
Sud, in accordo con i corrispondenti poli geografici.
Geofisica crostale
Lo studio delle anomalie
magnetiche, ovvero delle irregolarità del campo
magnetico terrestre di origine crostale, costituisce un
metodo geofisico di enorme utilizzo per le indagini
sulla struttura profonda di una determinata zona.Una
mappa di anomalie magnetiche è il risultato della somma
dei campi magnetici associati alla magnetizzazione delle
sorgenti presenti nella crosta terrestre. Tecniche
geofisiche, come la magnetometria a terra o l’aeromagnetismo,
associate all’analisi delle anomalie, permettono di
ricavare informazioni sulla distribuzione nel sottosuolo
di corpi magnetizzanti. Il metodo magnetico come mezzo
di esplorazione trova le sue origini dagli studi delle
anomalie individuate in mare, legate all’espansione
dei fondali oceanici (v. figura). Oggi questo metodo
viene largamente impiegato sia su vasta scala per studi
a carattere regionale che in indagini ad alta
risoluzione a scopi minerari, archeologici, tettonici,
vulcanici.Il campo magnetico terrestre dovrebbe infatti
crescere regolarmente da 0,28 oersted all’Equatore a
0,71 oersted ai poli magnetici. In realtà tra questi
due valori estremi il campo magnetico si distribuisce in
modo non sempre prevedibile proprio per la presenza di
anomalie di origine ancora poco nota e per le
oscillazioni di cui si è parlato nel primo paragrafo.
Per tale motivo lo studio delle anomalie magnetiche è
riferito ad un campo magnetico normale regionale, cioè
ben definito per una zona di ampiezza limitata. Le
anomalie più intense e localizzate sono quelle
provocate da giacimenti di materiale ferromagnetico, da
rocce intrusive ed effusive ricoperte da depositi
sedimentari, dal basamento cristallino. Per valutare l’intensità
di queste anomalie bisogna sottrarre dalla misura sul
terreno, oltre al campo normale regionale, anche le
oscillazioni periodiche
La variazione diurna
La variazione diurna è
la variazione del campo magnetico piu' caratteristica.
Osservando le regitrazioni di un osservatorio si e'
notato una periodicita' giornaliera nelle tre componenti
del campo. L'ampiezza della variazione e' dell'ordine di
qualche decina di nT, ma dipende dalla latitudine
dell'osservatorio in esame (aumenta all'aumentare della
latitudine). A volte la variazione diurna e' mascherata
da variazioni irregolari che in parte la deformano. La
variazione diurna media (calcolata su giorni quieti)
viene chiamata Sq (solar quiet, solar indica che essa
procede con il tempo locale, quiet che è caratteristica
di una situazione di assenza di
perturbazioni).L'ampiezza della Sq presenta un andamento
stagionale con un massimo e un minimo rispettivamente
nell'estate e nell'inverno locali alle alte e medie
latitudini, e con un massimo agli equinozi nella zona
intertropicale per H e Z.
Inoltre l'ampiezza
dipende dalla fase del ciclo delle macchie solari.
La variazione diurna è
generata da un sistema costituito da due grandi vortici
di corrente elettrica nella ionosfera nell'emisfero
illuminato dal Sole, uno in ciascun emisfero percorsi in
senso opposto (verso antiorario nell'emisfero Nord,
orario emisfero Sud). I centri di questi vortici si
trovano alle latitudini di circa 40o e molto vicini al
meridiano del Sole. Questi campi magnetici locali, per
certi aspetti, sono l'analogo delle anomalie magnetiche
terrestri. Ad una distanza di 400 km le più grandi
anomalie magnetiche della Terra (rilevate dai satelliti)
possono provocare una variazione dell'intensità del
campo di ± 10 nT (nanotesla). Per confronto, il campo
geomagnetico sull'equatore magnetico ha un'intensità di
3·104 nT. A parità di quota la più intensa anomalia
marziana (presente nella regione di terra Sirenum fra
120°-210° W e 30°-85° S), ha una variazione di ±
200 nT: un valore 20 volte superiore a quello terrestre.
Questo campo magnetico è sufficientemente intenso da
deviare il vento solare e dare luogo ad una magnetosfera.
Bibliografia:
Magnetic Field and
Induction Studies Department of Geomagnetism Institute
of Geophysics
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